Alla corte dei Medici: Michelangelo a Firenze

 

La sua grandezza di Uomo e Artista ha attraversato cinque secoli conservando l’aurea dell’immortalità: questa grandezza torna ora sul grande schermo con il film Michelangelo – Infinito, di nuovo al cinema il 19 e 20 novembre.

Un’occasione imperdibile che permette di ripercorrere vita e opere di un Genio che ha lasciato la sua impronta in tante città d’Italia, prima fra tutte Firenze.

 

Alla corte di Lorenzo il Magnifico

Michelangelo nacque ad Arezzo da famiglia fiorentina: ma il padre si trovava nella cittadina per ricoprire la carica politica di podestà.  I Buonarroti di Firenze facevano parte del patriziato fiorentino. All’epoca della nascita di Michelangelo la famiglia attraversava però un momento di penuria economica;  il padre era talmente impoverito che stava addirittura per perdere i suoi privilegi di cittadino fiorentino.

Il declino influenzò pesantemente le scelte familiari, nonché il destino del giovane Michelangelo e la sua personalità: la preoccupazione per il benessere economico, suo e dei suoi familiari, fu una costante in tutta la sua vita.Già alla fine del marzo 1475, terminata la carica semestrale di Ludovico Buonarroti, la famiglia tornò presso Firenze, a Settignano, probabilmente alla poi detta Villa Michelangelo, dove il neonato venne affidato a una balia locale.

Lorenzo de’ Medici fu tra i primi a notare il talento del giovane Buonarroti che frequentava il giardino di San Marco, una sorta di accademia artistica da lui sostenuta economicamente.

Pertanto, lo accolse nel suo palazzo di via Larga dove l’artista ebbe modo di incontrare illustri personaggi della cultura umanista come Angelo Poliziano, Marsilio Ficino, Pico della Mirandola. Per la corte medicea realizzò le sue prime sculture: “La battaglia dei Centauri” e la “Madonna della scala” , oggi esposte al Museo di Casa Buonarroti a Firenze.

 

Dopo il Magnifico…

Quando nel 1492 il Magnifico morì, suo figlio Piero dovette intercedere coi frati agostiniani della Chiesa di Santo Spirito in favore del giovane artista affinché lo ospitassero all’interno del convento e gli consentissero di studiare l’anatomia, sezionando i cadaveri provenienti dall’ospedale del complesso conventuale.

Questa attività giovò enormemente alla sua arte: in questi anni, infatti, Michelangelo scolpì il Crocifisso ligneo, realizzato come ringraziamento per il priore di Santo Spirito.

A questa epoca risale anche il Crocifisso di legno di tiglio, recentemente acquistato dallo Stato italiano (esistono tuttavia controverse ipotesi sulla sua reale paternità). Lo stesso Piero, poi, in occasione di una violenta nevicata che imbiancò Firenze il 20 gennaio 1494, chiamò l’artista per una statua di neve nel cortile di palazzo Medici: il risultato fu un Ercole. L’effige durò otto giorni ma fu apprezzata da tutta la città.

La fuga da Firenze

Con il crescere del discontento popolare fiorentino e con l’avvento del declino politico dei Medici, per non rischiare di essere coinvolto nei disordini, nell’ottobre 1494 Michelangelo decise di fuggire dalla città di nascosto. Dopo una prima e breve tappa a Venezia raggiunse Bologna. Tornò nella sua Firenze nel 1495: la situazione era ormai cambiata.

A prenderlo sotto la sua protezione fu Lorenzo di Pierfrancesco, discendente dei Medici, che gli commissionò due sculture (entrambe perdute): San Giovannino e Cupido dormiente. Questa opera, al centro di un particolare inganno, portò l’Artista a Roma.

Il David: simbolo della città

Dopo un passaggio da Siena (per il cui Duomo realizzò quattro statue di Santi su commissione del Cardinale Todeschini Piccolomini, futuro papa Pio III), nel 1501 tornò a Firenze. Iniziò per lui una stagione di prestigiose commissioni a cominciare da quella affidatagli dall’Opera del Duomo: si trattava di realizzare un imponente statua del David da collocare in uno dei contrafforti esterni posti nella zona absidale della cattedrale.

Per realizzare “il Gigante” impiegò tre anni ma il risultato fu un capolavoro, al punto che la Signoria decise di farne il simbolo della Città collocandolo in piazza della Signoria.

A decidere di questa collocazione della statua fu una commissione appositamente nominata e composta dai migliori artisti della città, tra i quali Davide Ghirlandaio, Simone del Pollaiolo, Filippino Lippi, Sandro Botticelli, Antonio e Giuliano da Sangallo, Andrea Sansovino, Leonardo da Vinci, Pietro Perugino. Leonardo da Vinci, in particolare, votò per una posizione defilata del David, sotto una nicchia nella Loggia della Signoria, confermando le voci di rivalità e cattivi rapporti tra i due Artisti.

Nel 1872, viste le condizioni precarie di conservazione della statua, fu deciso il suo ricovero nella Galleria dell’Accademia a Firenze. Per accogliere la grande statua venne incaricato l’architetto Emilio De Fabris di costruire una nuova Tribuna scenograficamente posta al termine della Galleria dei Quadri antichi, con un’illuminazione propria, garantita in alto da un lucernario. Nel museo restò però chiusa nella sua cassa per nove anni, in attesa del termine dei lavori alla Tribuna. Nel 1875, con le celebrazioni del IV centenario della nascita di Michelangelo, si decise di creare una mostra con le riproduzioni in gesso dei suoi capolavori scultorei, e per l’occasione il David venne spacchettato provvisoriamente. Il 22 luglio 1882 il Museo michelangiolesco venne finalmente inaugurato e il pubblico potè fruire della visione della statua.  In piazza della Signoria, nel 1910, venne collocata una copia, realizzata dallo scultore Luigi Arrighetti, vincitore di un apposito concorso.

Durante gli anni del David, si dedicò anche ad altri progetti: celebri sono il Tondi Pitti, realizzato in marmo su commissione di Bartolomeo Pitti e oggi al Museo del Bargello; il Tondo Doni, dipinto per Agnolo Doni, rappresentante la Sacra Famiglia con altre figure, oggi alla Galleria degli Uffizi. Del 1504-1506 circa è infine il marmoreo Tondo Taddei, commissionato da Taddeo Taddei e ora alla Royal Academy of Arts di Londra.

I lavori alla Chiesa di San Lorenzo

Tornati i Medici a Firenze (nel 1511), Michelangelo partecipò al concorso indetto da papa Leone X per la realizzazione di una facciata per la Chiesa di San Lorenzo e ne uscì vincitore. In realtà, il lavoro procedette a rilento e il contratto fu rescisso nel 1520.

Il progetto per la realizzazione di una tomba per la famiglia dei Medici arrivò nel 1520 quando, partendo dalla pianta della sagrestia del Brunelleschi (denominata Sagrestia Vecchia), Michelangelo iniziò a lavorare alla Sacrestia Nuova. Fu il Cardinale Giulio de’ Medici, futuro Papa Clemente VII, a voler erigere un mausoleo per dare degna sepoltura ad alcuni membri della sua famiglia, Lorenzo il Magnifico e suo fratello Lorenzo Duca d’Urbino (1492-1519) e Giuliano Duca di Nemours (1479-1516).

Entrando dalla parte posteriore della Chiesa di San Lorenzo, le cappelle sono divise in tre parti distinte. Nella cripta sono sepolti i membri meno illustri della famiglia Medici; la Cappella dei Principi che fu iniziata nel 1604, ma terminata soltanto nel XX secolo, dove sono sepolti sei Granduchi dei Medici; infine, la Sacrestia Nuova realizzata da Michelangelo tra il 1520 e il 1524 e testimonia l’illuminata grandezza dei Medici.

Michelangelo lavorò alle statue dei sarcofaghi, ma soltanto le statue delle tombe dei Duchi Lorenzo e Giuliano furono completate, le Allegorie del Tempo – Il Tramonto e L’Alba, La Notte e Il Giorno – e il gruppo con la Madonna con Gesù in grembo poste sopra il sarcofago dei due “magnifici” e corredate dalle statue dei Santi Cosma e Damiano. Le altre statue furono realizzate da Montorsoli e Baccio da Montelupo, discepolo di Michelangelo.

La rottura con i Medici

Nonostante il grande sostegno da loro ricevuto, il Buonarroti attraversò momenti di rottura con i Medici: appoggiò il nuovo governo repubblicano instauratosi dopo la cacciata di Alessandro de’ Medici e fu nominato “Governatore generale sopra le fortificazioni”. All’indomani del ritorno dei Medici in città Michelangelo, che sapeva di essersi fortemente compromesso e temendo quindi una vendetta, riuscì a fuggire dalla città.

Il Pontefice Clemente VII lo perdonò, conscio del fatto che il Buonarroti soltanto avrebbe potuto dar forma alla gloria della sua dinastia, e lo richiamò a condizione che riprendesse immediatamente i lavori a San Lorenzo. La biblioteca pubblica, annessa alla Chiesa, venne interamente progettata dal Buonarroti.

Nel 1534 gli incarichi fiorentini procedevano ormai sempre più stancamente. L’artista non approvava il regime politico tiranneggiante del Duca Alessandro, per cui con l’occasione di nuovi incarichi a Roma lasciò Firenze dove non mise mai più piede, nonostante gli accattivanti inviti di Cosimo I negli anni della vecchiaia.

Una storia fatta di grandi momenti, un viaggio incredibile dentro “l’Infinito” di Michelangelo grazie a un film firmato dal regista Emanuele Imbucci.