Michelangelo Buonarroti e la Poesia

Che cosa è questo, Amore,
c’al core entra per gli occhi,
per poco spazio dentro par che cresca;
e s’avvien che trabocchi?

 

Questi versi, tratti dalla poesia Che cosa è questo, amore?, sono solo alcuni estratti nati dall’intimo sentire di Michelangelo Buonarroti. Perché se la sua genialità nel campo della scultura, pittura e architettura è nota al mondo, meno conosciuta invece è la sua attività poetica che fu comunque prolifica.

L’Artista è protagonista del film Michelangelo – Infinito, di nuovo nelle sale cinematografiche il 19 e 20 novembre: una pellicola che lo racconta e lo omaggia in tutto quello che seppe realizzare con le mani, il cuore e l’intelletto.

L’amore per la poesia e i suoi tratti distintivi

I primi versi dell’autore Michelangelo videro la luce sotto l’influenza delle letture di Dante, Petrarca e dei poeti fiorentini di fine Quattrocento, soprattutto Lorenzo il Magnifico e Pulci. La sua produzione poetica, tuttavia, si concentrò soprattutto negli anni della maturità e della vecchiaia. Solo nel 1564, infatti, fece riunire un certo numero di componimenti in vista di una pubblicazione che non riuscì a realizzare finché fu in vita.

L’amore per la poesia – da lui definita “una cosa sciocca” – rappresentava una sorta di “fatto intimo e privato” da condividere con pochi intimi. Malgrado questa dimensione, i suoi componimenti si distinguevano per originalità, realismo e semplicità (le forme predilette erano quella del sonetto e del madrigale). La sua “penna” rivelava però uno stile oscuro, soprattutto nella scelta del linguaggio, elemento che rifletteva una personalità geniale e spesso tormentata che trovava sollievo nella scrittura.

Le Rime

Fu per iniziativa di un nipote dell’artista (Michelangelo Buonarroti il Giovane) che furono stampate Le Rime, tra le opere letterarie più famose del Cinquecento.

I primi sonetti sono legati a vari temi collegati al suo lavoro artistico; successivi sono i sonetti realizzati per Vittoria Colonna e per il gentiluomo romano Tommaso de’ Cavalieri nei quali Michelangelo si concentra sul tema neoplatonico dell’amore, focalizzato sul suo contrasto con la morte.

Negli ultimi anni le sue rime si focalizzavano maggiormente sull’ispirazione religiosa, in particolare sul peccato e la salvezza individuale: il tono si fa amaro e a volte angoscioso.

Le Rime di Michelangelo hanno riscontrato una certa fortuna negli Stati Uniti, nell’Ottocento, dopo la loro traduzione da parte del grande filosofo Ralph Waldo Emerson.

 

L’arte e la poesia

Non mancano le liriche in cui Michelangelo riflette sulla propria concezione dell’Arte e sui suoi fondamenti teorici e morali. Un’originale meditazione si trova per esempio in un sonetto indirizzato a Vittoria Colonna.

Non ha l’ottimo artista

alcun concetto

Non ha l’ottimo artista alcun concetto

ch’un marmo solo in sè non circoscriva

col suo superchio, e solo a quello arriva

la man che ubbidisce all’intelletto.

Il mal ch’io fuggo, e ‘l ben ch’io mi prometto,

in te, donna leggiadra, altera e diva,

tal si nasconde,e perch’io più non viva,

contraria ho l’arte al disiato effetto.

Amor dunque non ha, nè tua beltate

o durezza o fortuna o gran disdegno,

del mio mal colpa, o mio destino o sorte;

se dentro del tuo cor morte e pietate

porti in un tempo, e che’il mio basso ingegno

non sappia, ardendo, trarne altro che morte.

Nel componimento si comprende come l’artista, da un lato, riesca facilmente a plasmare gli oggetti ma, nel momento in cui si affida alla Poesia, non ha modo di “plasmare” il cuore dell’amata che resta fredda come il marmo. L’ingegno allora a nulla serve: nel cuore della donna esistono solo “morte e pietate”.

La sceneggiatura del film Michelangelo – Infinito ha preso ispirazione anche da Le Rime, leggendole con cura per poter creare un film “di autorevole finzione”.

Un progetto unico e travolgente come i Versi e l’Arte del grande Michelangelo.